Siti Naturalistici
a Dorgali e Cala Gonone
Siti Naturalistici
a Dorgali e Cala Gonone
SILENZIO, NATURA INCONTAMINATA E SPAZI SCONFINATI
Il territorio di Dorgali e Cala Gonone è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi, con ambienti particolarmente diversificati e una biodiversità eccezionale. Al di là delle spiagge più famose e dei siti archeologici più noti, un numero incredibile di siti di interesse naturalistico, più appartati e, spesso, meno frequentati permettono di immergersi nel paesaggio attraverso percorsi che uniscono natura, storia locale e antiche tradizioni.
Tra gli esempi di questo modo di vivere il paesaggio ci sono, sicuramente, i Cuiles di Ghirveri e Monte Ruju, antichi insediamenti pastorali protetti dalle leccete del Supramonte, che rappresentano un’importante testimonianza della tradizione locale dei rifugi montani. Nella Valle di Oddoene, la chiesa di Bonu Caminu con le sue tipiche cumbessias è tra le più rappresentative dell’agro dorgalese. Spostandosi lungo le rive del Cedrino, si incontrano invece San Pantaleo e Sos Anzelos, piccoli gioielli storici incastonati in un paesaggio di assoluta quiete.
Tra i luoghi di grande fascino, e particolarmente cari alla comunità dorgalese, spiccano le piscine naturali del Rio Frumeneddu, meta ideale per una sosta durante le escursioni estive, anche nei giorni più caldi, e la dolina del Monte Tiscali, che protegge dagli albori della storia i resti di un insediamento umano in un’area in cui tutto sembra immobile e lo scorrere del tempo è segnalato soltanto dal lento mutare della natura al ritmo delle stagioni.
Nei dintorni di Dorgali, alcune mete meritano una visita per la loro unicità, tra queste, c’è sicuramente la sorgente carsica di Su Gologone, nel comune di Oliena, nota per le sue acque limpide e per il fresco con cui la risorgenza carsica rende piacevole la sosta anche nelle giornate più torride.
Mentre tra le più grandi attrazioni che i dintorni possono offrire agli amanti dei trekking, della geologia e delle esperienze in grado di mozzare letteralmente il fiato, si distingue per fama e imponenza uno dei canyon più profondi d’Europa, la Gola di Gorropu, nel territorio di Urzulei, facilmente raggiungibile risalendo il sentiero che costeggia il Rio Frumeneddu direttamente dalla Valle di Oddoene.
Questi luoghi offrono occasioni eccezionali per vivere e osservare il paesaggio e la natura attraverso percorsi che restituiscono, anche a chi ha valide esperienze di viaggio, la capacità di stupirsi di fronte alla maestosità della natura selvaggia .
Siti naturalistici per aree di interesse

Il Supramonte
Il Supramonte è un massiccio montuoso della Sardegna centro-orientale, caratterizzato da un’ampia varietà di paesaggi e da un ecosistema che ha modellato le attività umane nel corso dei secoli. L’altopiano carsico si estende per oltre 350 km² interessando i territori di Dorgali, Baunei, Urzulei, Orgosolo e Oliena. Il settore dorgalese rappresenta il limite settentrionale del sistema di cui le falesie costiere, le doline interne, le profonde gole e i boschi secolari rappresentano gli elementi più riconoscibili.
Il Supramonte si divide in due ambienti distinti, il Supramonte marino, situato nella parte orientale e che comprende i territori di Dorgali, Urzulei e Baunei, e il Supramonte montano, che si sviluppa, invece, verso ovest in direzione di Oliena e Orgosolo. La SS125 Orientale Sarda, nata per collegare le comunità costiere, è il percorso panoramico ideale per attraversare la regione, offrendo uno sguardo privilegiato e punti di sosta e osservazione eccezionali affacciati sui canyon, i bastioni calcarei e le terrazze basaltiche che emergono dalla roccia bianca e che sono una conformazione particolarmente evidente nel territorio di Dorgali.
Modellato dall’acqua: il sistema carsico del Supramonte
L’area è fortemente influenzata dal carsismo che ha modellato il paesaggio rendendolo ricco di siti di particolare interesse escursionistico e ambientale come le famose grotte litoranee del Bue Marino e del Fico, e quelle terrestri di Ispinigoli, Sa Oche, Su Bentu, Corbeddu e la sorgente di Su Gologone, queste ultime in territorio di Oliena. Le codule, le doline e le falesie testimoniano il lungo processo di erosione, ancora in corso, col quale l’acqua ha reso unici questi paesaggi.
Ambiente naturale e fauna
Le zone più riparate ospitano boschi di leccio, tasso e ginepro, rifugio per diverse specie animali, tra cui il muflone, l’aquila reale, il gatto selvatico e l’astore.
I sentieri attraversano aree interamente coperte dalla macchia mediterranea e costellati di Cuiles, gli antichi ovili, ancora utilizzati dai pastori o come punto di sosta e rifugio da escursionisti e arrampicatori.
Il delicato equilibrio tra esseri umani e ambiente
Il Supramonte ha una lunga storia di insediamenti umani, risalenti al Neolitico. Secondo la tradizione, fu anche un luogo di rifugio durante le invasioni puniche e romane. La morfologia accidentata, con pochi punti di riferimento e scarsità d’acqua in superficie, ha contribuito per secoli a mantenere intatta la natura, favorendone la salvaguardia.
Percorrere la rete di sentieri del Supramonte significa, ancora oggi, immergersi negli stessi paesaggi immutati e respirare lo spirito di grande attaccamento alla natura aspra e selvaggia, che nei secoli ha contraddistinto la vita e la sfida quotidiana di pastori, carbonai e viandanti che vi hanno vissuto e lo hanno attraversato.
Gorropu: una delle gole più profonde d’Europa
Nel settore meridionale del Supramonte, al confine tra i territori di Dorgali, Urzulei e Orgosolo, si trova la Gola di Gorropu, uno dei siti più spettacolari che la Sardegna possa offrire a chi viaggia alla scoperta delle meraviglie naturali. Con pareti che raggiungono i 500 metri di altezza, la gola è il risultato dell’erosione millenaria del rio Frumeneddu, che ancora oggi continua a modellarne il paesaggio.
La Gola ospita anche diverse specie endemiche, tra cui l’aquila reale e la centaurea di Gorropu, che lo rendono un sito di grande valore faunistico.
Il sentiero che conduce alla gola, partendo da Genna ‘e Silana o dalla Valle di Oddoene, attraversa aree boschive e panorami suggestivi, accompagnando il visitatore fino al fondo della gola. L’accesso è regolamentato e, per una visita in sicurezza, è necessario affidarsi alle guide escursionistiche locali.

I Cuiles – gli antichi ovili della tradizione sarda – rappresentano una testimonianza preziosa della cultura pastorale del Supramonte. Per secoli, queste strutture hanno modellato l’identità del territorio, offrendo ai pastori un rifugio sicuro e funzionale. Oggi, perfettamente inseriti nel paesaggio, i cuiles sono diventati luoghi di interesse per escursionisti e amanti della natura, svelando un mondo fatto di ingegno e resilienza.
La loro architettura, essenziale ma raffinata, si sviluppa attorno a una solida base in pietra calcarea, sormontata da una copertura conica in tronchi di ginepro che può raggiungere i quattro metri d’altezza. Intorno all’ovile si estendeva la cuilarza, l’area operativa del pastore, con recinti per il bestiame e spazi dedicati alla lavorazione e conservazione dei prodotti caseari. Su ochile, il focolare centrale, e su cannittu, il graticcio per l’affumicatura, sono elementi distintivi che ancora oggi raccontano la vita quotidiana di chi abitava questi luoghi.
L’acqua, indispensabile per la vita pastorale, veniva reperita in sorgenti nascoste, spesso celate in grotte verticali o cavità calcaree naturali o raccolta in conche scavate nella roccia, chiamate lacaneddas o presettos, ingegnose soluzioni adattate alle asperità del territorio.
Utilizzati fino agli anni ’70, i cuiles testimoniano una vita fatta di solitudine, lavoro e adattamento all’ambiente. Sebbene oggi molti di essi siano in stato di abbandono, l’Associazione “Cuiles di Dorgali” ha avviato un importante progetto di recupero, trasformandoli in rifugi escursionistici nel pieno rispetto del paesaggio e della loro memoria storica.
Tra i cuiles più rappresentativi, accessibili e carichi di fascino, si segnalano quelli di Monte Ruju, Monte Ghirveri e Buchiarta. Particolarmente significativo è il Cuile Mereu, realizzato nel 1909 dal pastore e costruttore Billia Mereu, la cui eredità è ancora visibile tra le suggestive formazioni calcaree del Supramonte marino, al confine con Baunei.
Grazie a questi interventi di valorizzazione, il Supramonte continua a raccontare la sua storia, offrendo ai visitatori un’esperienza autentica e immersiva, dove natura e tradizione si intrecciano in un dialogo senza tempo.
L’orientamento, nella maggior parte del Supramonte, non è semplice. I sentieri si perdono, le sorgenti sono spesso stagionali e i riferimenti visivi scarseggiano: per questo motivo è fortemente consigliato affidarsi a guide locali, che conoscono il territorio palmo a palmo e possono accompagnarti in escursioni memorabili in totale sicurezza.

Ghivine e Suttaterra
Alle pendici orientali del Supramonte dorgalese, nelle aree in cui le codule si snodano verso il mare e i profili si ammorbidiscono in vallate profonde, si estendono due delle zone forestali più affascinanti e meno conosciute del territorio: Ghivine e Suttaterra. Qui il silenzio domina incontrastato, interrotto soltanto dal fruscio delle fronde, dal richiamo dei rapaci o dal battito improvviso di uno zoccolo sul terreno roccioso.
Questi antichi boschi di lecci e ginepri rappresentano un raro esempio di copertura vegetale primaria ancora intatta e custodiscono un’eredità paesaggistica e culturale di grande valore, testimoniando il rapporto millenario tra l’uomo e il Supramonte.
L’arco naturale di Suttaterra, una finestra aperta sul paesaggio
All’interno della foresta, a 850 metri di altitudine, si erge l’arco naturale di Suttaterra, una scenografica formazione calcarea che si apre come una finestra sulla Valle di Oddoene e, più in là, sulla Codula di Ilune. Situato nel punto più alto di Punta Su Nuraghe, l’arco offre un panorama straordinario, incorniciato dalle maestose rocce del Supramonte.
Nei territori in cui si sviluppano queste formazioni calcaree, tra la vegetazione e le conformazioni rocciose, è possibile scorgere le tracce di un antico muraglione megalitico, ulteriore testimonianza del passaggio umano in questi luoghi remoti.
Ghivine e Suttaterra sono aree da esplorare con lentezza, nelle quali la natura conserva il suo equilibrio millenario e il paesaggio invita alla scoperta. Qui si cammina tra il passato e il presente, in un dialogo continuo tra memoria, salvaguardia e resistenza.
L’orientarsi tra Ghivine e Suttaterra, non è sempre semplice. I sentieri si perdono, le sorgenti sono spesso stagionali e i riferimenti visivi scarseggiano: per questo motivo è fortemente consigliato affidarsi a guide locali, che conoscono il territorio palmo a palmo e possono accompagnarti in escursioni memorabili in totale sicurezza.

Valle di Oddoene
Ai piedi di Dorgali si estende un’oasi verde e silenziosa in cui natura e tradizione convivono in armonia. Uliveti secolari, vigneti storici e piccoli campi coltivati caratterizzano quest’area, in cui la cultura agricola dorgalese ha da sempre trovato il suo spazio vitale.
Il protagonista discreto di Oddoene è il Rio Frumeneddu, un corso d’acqua a carattere torrenziale che, attraversando affioramenti calcarei e aree boschive, forma pozze limpide, cascate e piscine naturali. Le sue rive sono, da sempre, uno dei luoghi della memoria dei dorgalesi, soprattutto nei mesi più estivi, infatti, in un contesto in cui l’acqua e la vegetazione offrono riparo e sollievo dal caldo, le acque limpide del Frumeneddu sono un’alternativa eccezionale al mare.
PUNTI DI RIFERIMENTO
Ponte di Sa Barva
Ai piedi del ponte, il Frumeneddu si allarga creando una piscina naturale dai fondali sabbiosi e trasparenti, perfetta per una pausa all’ombra dei lecci. L’area è facilmente accessibile in auto e dispone di un piccolo punto ristoro stagionale.
Su Balladorzu
Situata più a monte, l’area de su Balladorzu è immersa nella vegetazione e offre una maggiore riservatezza e pozze d’acqua più profonde, ideali per chi cerca un ambiente naturale meno frequentato.
La Valle di Oddoene è un luogo in cui la natura invita alla scoperta e alla quiete, ricca di scenari che raccontano come la continuità tra salvaguardia e modellazione del paesaggio, tra natura e lavoro sia da sempre per la comunità dorgalese un modo naturale e istintivo di interpretare e rispettare il proprio territorio.
In anni particolarmente piovosi, il corso del fiume cambia forma: vecchie pozze scompaiono e nuove spiaggette si formano, rendendo ogni visita unica. La storica piscina naturale di Su Poju Mannu, una delle più amate dai dorgalesi, è oggi scomparsa, ma i suoi “eredi” poco distanti continuano a incantare chi sa cercare.
ODDOENE, TERRA DI ULIVETI E VIGNE: IL TERROIR IDEALE PER IL CANNONAU
La Valle di Oddoene è una terra vocata alla viticoltura, in cui il clima soleggiato e i suoli calcarei e alluvionali favoriscono la produzione di uve di alta qualità. Qui, le tecniche di coltivazione tradizionali convivono con approcci sempre più orientati alla sostenibilità, dando vita a vini biologici che esprimono il carattere autentico del territorio.
Nella Valle, numerose aziende vitivinicole offrono esperienze di degustazione in vigna o in cantina, spesso accompagnate dalla possibilità di accostare prodotti locali e occasioni conviviali che rinnovano il profondo legame tra viticoltura, tradizione agricola dorgalese e ospitalità. Si tratta di opportunità ideali per conoscere i sapori distintivi di questa terra, immersi in un paesaggio in cui filari ordinati si alternano a scorci suggestivi sulle aspre montagne del Supramonte.
La Valle di Oddoene non è solo natura e silenzio: è una porta verso alcune delle escursioni più iconiche del Supramonte, come la Gola di Gorroppu o il villaggio di Tiscali. E per chi cerca una giornata più tranquilla ma comunque immersa nella bellezza, le piscine del Frumeneddu sono un’alternativa perfetta al mare, con il fascino discreto dell’acqua dolce e l’ombra fresca dei boschi.

Fiume Cedrino
Il Cedrino nasce dalle sorgenti del Monte Fumai nel Massiccio del Gennargentu e dopo un percorso tortuoso nel Supramonte di quasi 80 chilometri entra nel territorio di Dorgali dove il corso si allarga prima di sfociare nel mare di Orosei.
La diga di Pedra ‘e Othoni ha dato origine a un lago artificiale, oggi punto di riferimento per escursioni in kayak e attività outdoor che combinano sport e contemplazione. Pagaiare sulle sue acque permette di immergersi in un ambiente unico, tra montagne imponenti e colline interamente ricoperte di vegetazione, che danno vita a scenari di grande fascino.
Le sorgenti di Su Gologone
Tra le acque che confluiscono nel Cedrino, ci sono quelle del Rio Frumeneddu e quelle della risorgiva carsica de Su Gologone che sgorga ai piedi del Supramonte di Oliena in una località facilmente accessibile. Su Gologone è una delle risorgive carsiche più importanti della Sardegna, dichiarata Monumento Naturale nel 1998 e sottoposta a tutela.
L’acqua, limpida e trasparente che riemerge dal misterioso abisso, attrae speleosub e visitatori affascinati da questo scenario unico. Oltre al valore geologico, il luogo offre un’atmosfera di quiete e contemplazione: uno spazio in cui il silenzio e la frescura dell’acqua regalano una pausa rigenerante. Il parco circostante è ideale per passeggiate e momenti di relax, con percorsi immersi nella vegetazione e punti informativi sul territorio.
Le chiese campestri di San Pantaleo e Sos Anzelos
Nel tratto dorgalese del Cedrino sorgono due chiesette immerse nel verde, San Pantaleo e Nostra Signora degli Angeli (Sos Anzelos).
Sono luoghi legati alla tradizione contadina e alle celebrazioni collettive che raccontano di una spiritualità genuina e molto radicata nel territorio.
Visitare queste chiesette campestri permette di entrare in sintonia con una parte autentica della cultura locale, lo stretto rapporto tra fede e paesaggio, espresso da architetture semplici, sobrie e curate che testimoniano della lunga tradizione di riti e feste che si rinnovano ogni anno, spesso da tempi immemorabili, con canti e processioni, momenti di grande spiritualità e convivialità durante i quali la comunità dorgalese rinnova i suoi legami all’ombra dei lecci millenari.
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