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Grotte
a Dorgali e Cala Gonone

Alla scoperta del sistema carsico del Supramonte

Il territorio di Dorgali e Cala Gonone nasconde nel sottosuolo e sotto il mare un vero e proprio tesoro naturale, fatto di cavità spettacolari, scenari suggestivi e di grande valore geologico e ambientale.

Tra le grotte più famose spiccano la Grotta del Bue Marino, gioiello lungo la costa di Cala Gonone, e la Grotta di Ispinigoli, celebre per ospitare una delle colonne carsiche più alte d’Europa. Entrambe queste meraviglie naturali sono visitabili in totale sicurezza, grazie a una gestione attenta e professionale che garantisce tour guidati con personale esperto e preparato.

Ma il sistema carsico del Supramonte non finisce qui: altre grotte di straordinaria bellezza, come il complesso di Sa Oche e Su Bentu, la suggestiva Grotta Corbeddu (importante anche per i suoi ritrovamenti archeologici), e la spettacolare risorgenza di Su Gologone,  in territorio di Oliena,  rappresentano ulteriori attrazioni per i visitatori più curiosi e appassionati di speleologia. Queste cavità, tuttavia, richiedono preparazione tecnica e una conoscenza approfondita del territorio, per cui sono accessibili esclusivamente tramite gruppi speleo e speleo-sub qualificati.

Per esplorare al meglio questo affascinante mondo sotterraneo e subacqueo, ti raccomandiamo vivamente di non avventurarti da solo, ma di affidarti alle guide locali esperte, che sapranno condurti in sicurezza alla scoperta dei segreti nascosti nelle profondità di Dorgali e Cala Gonone.

Grotte visitabili tramite tour guidati

GRotta del Bue MArino

Grotta del Bue Marino

L’ultimo rifugio della Foca Monaca custodisce la memoria di presenze e riti millenari

Le Grotte del Bue Marino sono uno dei siti naturalistici più conosciuti della Sardegna Orientale, e non è un caso.

Raggiungibili esclusivamente via mare, le grotte del Bue Marino sono legate nell’immaginario collettivo alla Foca Monaca, Oe ‘e Mare in lingua sarda (letteralmente Bue di Mare).  La grotta  era  l’habitat e la meta privilegiata per la riproduzione di questi mammiferi. 

Oggi, purtroppo, il legame con la foca monaca rimane soltanto nel nome del sito in quanto è a rischio di estinzione (se ne contano appena settecento esemplari in tutto il Mediterraneo), ma nonostante questo, la salvaguardia della Grotta del Bue Marino ha permesso di preservare le caratteristiche che la rendono la grotta con la maggiore biodiversità nel mondo, con oltre settanta specie animali tra terrestri e acquatiche, di cui le ultime scoperte in tempi recentissimi.

L’assenza di un vincolo di tutela integrale ne permette comunque la visita tramite un percorso di poco meno di un chilometro che si conclude proprio nella  Spiaggia delle Foche, punto di incontro tra le acque dolci sotterranee provenienti dall’entroterra e il mare del Golfo di Orosei.

Nel suo complesso la grotta si compone di tre grandi sezioni che raggiungono un’impressionante lunghezza totale superiore ai venti chilometri. Attualmente solo il Ramo Sud è facilmente accessibile per i turisti grazie ai Tour guidati, mentre il Ramo Nord  è destinato esclusivamente alla visite speleologiche, e il Ramo di mezzo risulta visitabile soltanto da professionisti con attrezzatura speleo subacquea.

Il percorso di visita guidata: il Ramo Sud

Grazie alla sistemazione di un percorso che ne permette la visita in sicurezza garantendone al tempo stesso la salvaguardia, il Ramo Sud della grotta del Bue Marino è accessibile ai visitatori tramite visite guidate.

Degli oltre otto chilometri complessivi, il percorso in passerella rende visitabili circa 800 metri, attraversando ambienti che prendono il nome dalle caratteristiche conformazioni rocciose che vi si trovano, come la Sala dei Candelabri, famosa per le concrezioni calcaree che pendono dal soffitto, la Sala degli Specchi e la Sala delle Canne d’Organo, e interrompendosi in prossimità della Spiaggia delle Foche.

Il Ramo Sud è quello di maggiore interesse, oltre che per le straordinarie formazioni calcaree e l’incredibile gioco di riflessi e colori delle piscine naturali, anche per la presenza dei petroglifi che testimoniano la frequentazione da parte di civiltà pre-nuragiche, probabilmente attratte dal caratteristico ambiente di contatto tra le due nature, dolce e salata, dell’acqua.

Il Ramo Nord e il Ramo Centrale o di mezzo

Il Ramo Nord della Grotta del Bue Marino, conosciuto in passato come Grotta nuova, nonostante sia raggiungibile anche via terra partendo da una diramazione del sentiero che da Cala Fuili porta a Cala Luna, è stato riaperto solo recentemente alle spedizioni di carattere speleologico e rimane quindi escluso dai Tour guidati destinati ai visitatori che normalmente raggiungono le grotte partendo dal porto di Cala Gonone.

Il Ramo Nord si estende per 9 km, per lo più lungo il suggestivo Ramo dei Cecoslovacchi. Prende il nome dai primi esploratori che ne mapparono le zone più profonde (fino a -33 metri), rivelando un complesso sistema allagato con oltre 40 tra sifoni e risalite.

Il Ramo di mezzo, essendo prevalentemente sommerso, non è accessibile per le normali visite, ma con i suoi 38 sifoni è considerato un terreno di prova di straordinaria bellezza e complessità nell’ambito della speleosubacquea

Un complesso carsico di straordinarie dimensioni che connette in un unico sistema alcuni dei siti sotterranei più conosciuti del Mediterraneo.

L’esplorazione del Ramo Sud, iniziata oltre trent’anni fa, è culminata, nel 2013, con la scoperta del collegamento della parte terminale del Ramo con la Grotta de Su Molente, ma è stata ufficialmente conclusa nel 2016 con la scoperta del passaggio subacqueo che dalla Grotta di Monte Longos porta a quella di Su Molente

Questa congiunzione ha dimostrato l’appartenenza delle Grotte del Bue Marino al sistema di Codula Ilune, nel territorio di Urzulei, che comprende, oltre alla Grotta del Bue Marino, anche le grotte di Monte Longos, Su Palu e Su Molente, che danno vita al più grande complesso carsico percorribile d’Italia, con uno sviluppo che raggiunge i 70 chilometri di lunghezza.

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N.B. Il ticket per la grotta non è comprensivo del trasporto tramite imbarcazione dal porto di Cala Gonone. La sosta al Bue Marino deve essere concordata alla partenza con il servizio di noleggio imbarcazioni o trasporto marittimo
GRotta del Bue MArino

Grotta di Ispinigoli

Una cattedrale sotterranea scolpita dall’acqua

Tra i siti naturalistici visitabili tutto l’anno, la Grotta di Ispinigoli è tra i più adatti alle famiglie e a chiunque voglia esplorare le meraviglie sotterranee senza le difficoltà che possono caratterizzare destinazioni più appartate e meno collegate alla viabilità locale.

Ispinigoli si trova a pochi chilometri da Dorgali, ed è facilmente raggiungibile con qualsiasi mezzo direttamente dall’abitato, percorrendo la strada comunale che attraversa la località di Santu Juanni Su Anzu o percorrendo la strada comunale asfaltata che si diparte al km 209 dell’Orientale Sarda (SS 125) in direzione della bellissima Spiaggia di Cartoe e che, dopo una svolta ampiamente segnalata, si conclude nel parcheggio poco distante dall’ingresso della grotta.

Nonostante i 280 scalini che lo caratterizzano, il percorso ad anello che si sviluppa all’interno della grotta è piuttosto breve e facile, adatto anche ai più piccoli, e mitigato dalla temperatura interna della grotta, che rimane costante intorno ai 15° anche nelle giornate più calde. 

La visita si svolge pressoché interamente intorno alla Grande Sala, le cui dimensioni e le conformazioni rocciose sembrano richiamare quelle di una grande cattedrale sotterranea. Al centro della sala svetta per imponenza la spettacolare colonna calcarea di 38 metri di altezza che congiunge volta e pavimento in una straordinaria dimostrazione della forza e della costanza con cui l’acqua opera la trasformazione della pietra nel contesto dei complessi carsici.

Un mondo sotterraneo in equilibrio tra storia e leggenda

Nonostante una frequentazione costante da parte della comunità dorgalese, specie dai pastori che la usavano come ricovero per il bestiame, la grotta ha attirato l’attenzione del mondo speleologico solo negli anni ‘50 del ‘900, e solo dopo essere stata attrezzata e aperta al pubblico in via ufficiale nel 1974 è diventata una delle attrazioni naturalistiche più visitate del territorio di Dorgali.

Tra gli elementi di interesse che rendono Ispinigoli un sito di grande importanza storica e archeologica, oltre che naturalistica, spicca l’Abisso delle Vergini, una cavità verticale, profonda oltre 60 metri, che si sviluppa per oltre 12 chilometri e congiunge la Grotta al più ampio complesso carsico di San Giovanni su Anzu, al momento non visitabile. È proprio nell’area dell’Abisso delle Vergini che sono stati fatti i più rilevanti ritrovamenti archeologici che hanno portato a identificare Ispinigoli come probabile luogo di culto e sepoltura in epoca nuragica, punica e romana, come testimoniato dai frammenti di oggetti votivi attualmente custoditi nel Museo Archeologico di Dorgali.

Nella stessa area, il ritrovamento di ossa umane, indicanti probabilmente delle sepolture nuragiche, ha alimentato a lungo il mito che la voragine fosse un luogo deputato ai sacrifici e che le ossa fossero, appunto, i resti delle vittime sacrificali risalenti all’epoca fenicia, credenza a cui l’Abisso delle Vergini deve il suo suggestivo  nome.

La Grotta di Ispinigoli è un luogo dall’atmosfera magica, con un’acustica straordinaria che la rende uno scenario ideale per l’esecuzione di musica strumentale e polifonica, permettendone la trasformazione in eccezionale palcoscenico naturale per performance dal vivo indimenticabili.

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