Chiese
a Dorgali e Cala Gonone
Spiritualità, memoria e paesaggio nel cuore di Dorgali
Le chiese di Dorgali raccontano una storia antica fatta di fede, comunità e legame profondo con il territorio. Dai santuari rurali immersi nella natura selvaggia del Supramonte alle eleganti chiese urbane del centro storico, ogni luogo di culto custodisce memorie, architetture e riti che ancora oggi segnano il tempo della comunità.
Questa rete di luoghi sacri si inserisce nel più ampio Cammino dei Beati, un itinerario spirituale riconosciuto dalla Regione Sardegna, che collega Dorgali a Galtellì, Oliena, Orgosolo e Orosei. Un cammino lungo 80 km che intreccia fede, tradizione e paesaggio, attraversando altopiani, valli e borghi in un percorso di profonda suggestione.
Dorgali è tappa centrale grazie alla figura di Suor Maria Gabriella Sagheddu, beata dorgalese simbolo di spiritualità e unità, e ai numerosi luoghi di culto che punteggiano il territorio: chiese campestri silenziose, meta di antichi pellegrinaggi, e chiese parrocchiali vive di storia e devozione popolare.
Un viaggio da fare anche con lo sguardo, tra pietra, fede e paesaggi senza tempo.

Santu Pantaleo
La Chiesa di San Pantaleo fu costruita nel 1668. È situata in prossimità dell’antico guado del Rio Cedrino che in inverno, prima della costruzione del ponte nella prima metà del 1800, si poteva attraversare solo con una zattera tirata da funi. Nella Relazione sulla chiesa di Dorgali del 1781 del Rettore Giovanni Maria Cadoni, si riporta che la chiesa fu edificata a spese di Giovannangelo Pietro Paolo, Maria ed Eusebia Monni e che questi lasciarono come dote alla chiesa un territorio chiuso di quattro ettari ed un territorio aperto di sette ettari e mezzo. Il Cadoni aggiunge che “gli eredi dei due patroni e i fondatori concludono con il fare la festa e curare la chiesa”.
Sulla collina dove è stata realizzata la chiesa si trova un presistente sito nuragico con i resti di un nuraghe. Attorno alla chiesa vi sono i resti di un villaggio nuragico che può essersi protratto anche in epoca bizantina. Dopo la realizzazione dell’invaso artificiale del Cedrino, la chiesa di San Pantaleo si raggiunge solo in barca perché la strada sterrata che si diramava dal vecchio ponte è sommersa come quest’ultimo.
La chiesa è circondata da alcune antiche casette, le cumbessias (piccoli alloggi per pellegrini ed noveranti tipici di alcune chiese e di santuari campestri della Sardegna), utilizzate soprattutto dalle famiglie dei priori durante le feste annuali.
L’interno si presenta con una navata di tre campate e con la volta di canne e travi di ginepro. Le prime due arcate sono state sostituite da robuste travature lignee. Nella chiesa si trovano ex voto in cera probabilmente del 1800 che i fedeli hanno deposto per ringraziare il Santo della guarigione dalle fratture che in altri tempi non usandosi il gesso potevano lasciare la persona menomata per sempre. Nell’altare è collocata la statua di San Pantaleo, medico che visse a Nicomedia (Turchia) convertito al cristianesimo. Ai piedi della collina di San Pantaleo era presente la risorgiva carsica di San Pantaleo oggi sommersa dal lago artificiale.
La festa di San Pantaleo si tiene ogni anno il 28 luglio ed è organizzata dall’omonimo comitato che si è occupato anche della manutenzione della chiesa. In altri tempi si teneva una delle feste campestri più importanti del paese con tanto di ricevimento e pranzo per centinaia di persone.
Coordinate: LAT: 40.29404127996905 LNG: 9.533190876335084

Sos Anzelos
La chiesa di Nostra Signora degli Angeli è situata nella Valle del Cedrino, in un ampio pianoro, non molto distante dalla Chiesa di San Pantaleo, oggi raggiungibile quindi solo in barca a causa dell’invaso. La Chiesa è del 1600 ed è stata ristrutturata recentemente grazie all’impegno dell’Associazione di volontariato Dorgali-Brasile e a numerosi artigiani che hanno prestato gratuitamente la loro opera.
La chiesa, intonacata di bianco, è munita di contrafforti. L’interno è ad una navata di tre campate con la volta di travi di legno. Nella nicchia del presbiterio è situata la statua lignea della Madonna de Sos Anzelos. Al suo interno è custodita una stele di marmo con la seguente scritta “Indulgenzia Plena perpetua concessa il 16 luglio 1806 dal S.mo Pontefice Pio VII a tutti i Cristiani che visiteranno la chiesa il 2 agosto e tutta l’ottava seguente di ogni anno e pregheranno Nostra Signora degli Angeli”. Si spiega per questa ragione la festività in concomitanza con la prima decade del mese di agosto.
La festa viene quindi celebrata solitamente il 2 Agosto da alcune famiglie devote, con una semplice funzione religiosa e un rinfresco per i partecipanti.
COORDINATE: LAT- 40.29726540950582 LNG-: 9.538179785102784

Baluvirde
La chiesa della Madonna di Baluvirde venne eretta nel 1665 nella vallata di Oroviddo, presso le falde del M.te s’Ospile. Anche questo è un modesto edificio, con copertura a doppio spiovente e piccolo campanile frontale. L’unico ingresso è affiancato da due banconi laterali esterni e sopra questo, una finestra ottagonale di rozza fattura, che denota l’antichità e la semplicità dell’impianto. La struttura è sostenuta da un contrafforte sul fianco sinistro e da due in quello opposto, dove si apre una piccola cappella. Accanto al sagrato vi sono le antiche “cumbessias”. Di esse rimangono alcuni edifici con il tetto in canne sorretto da travi lignee, pavimento in acciottolato e sedili in muratura.
La Chiesa è intonacata di bianco anche all’interno. Nel lato dx, si trova, tra i due contrafforti, una piccola cappella dedicata alla Madonna di Lourdes. L’interno ha una navata di tre campate con volta di travi e tavolato di ginepro; nella nicchia dell’altare maggiore è posta la statua della Madonna di Valverde.
In passato era prevista la festa campestre per la prima domenica di maggio, preceduta dalla novena. Ripresa qualche anno fa, è parte delle cosidette “festas de pandela” e si svolge il sabato precedente la prima domenica di maggio, con la processione che dalla parrocchia di Santa Caterina, parte nel pomeriggio; all’arrivo è officiata l’Eucarestia ed in serata l’organizzazione offre un rinfresco ed intrattenimento.
Si raggiunge dalla circonvallazione a monte di Dorgali; è segnalata e si trova 200 metri più in là della chiesa campestre di San Giovanni Crisostomo. All’area si accede tramite un cancello ed un breve sentiero alberato. Vi è una pineta e le classiche costruzioni di supporto per la festa. Proseguendo lungo la strada è possibile aggirare il Monte Ispinigoli e ricongiugnersi al percorso per la chiesa campestre di San Giovanni Su Anzu
Coordinate: LAT: 40.30488657849442 LNG: 9.595093945538338

Santu Juanni Cristolu
La Sardegna appartenne all’Impero Bizantino da cui ne mutuò le istituzioni fino al periodo giudicale. Fino al 1054 la Chiesa Sarda fu di rito greco e nell’agro di Dorgali se ne conserva uno dei più significativi retaggi. In località Oroviddo esiste la chiesa dedicata al Santo Patriarca di Costantinopoli, già capitale dell’Impero d’Oriente. Costruita nel 1664 vicino alla Chiesa di Valverde si presenta ben intonacata all’esterno e all’interno. Le tre campate dell’unica navata sono sostenute da arcate, la volta di legno è stata restaurata, così come la statua di San Giovanni Crisostomo che si trova nella nicchia del presbiterio.
Questo Santo ricorre raramente in Sardegna. Attualmente vi è solo una chiesa a Dorgali. Nell’iconografia dei Dottori della Chiesa esso è rappresentato da una figura alta e magra con barba molto corta, l’eloquenza dei predicatori fu spesso assimilata alla dolcezza del miele, come nel caso di San Giovanni Crisostomo (“bocca d’oro”). Esso scrisse la Divina Liturgia che sta alla base della celebrazione della messa della Chiesa Ortodossa che dura due ore ed è cantata. San Giovanni Crisostomo è festeggiato nel calendario romano il 13 di settembre, la ricorrenza più importante che ne ricorda il giorno della morte. In questo giorno a Dorgali viene celebrata una messa. Per la Chiesa Ortodossa è il quinto evangelista ed il più importante dei Dottori della Chiesa.
Coordinate: LAT: 40.30488657849442 LNG: 9.595093945538338

su Babbu Mannu
Dedicata alla SS. Trinità e allo Spirito Santo la chiesa de Su Babbu Mannu sorge presso le falde occidentali del M.te s’Ospile, circondata da stupendi e secolari olivastri.
Stilisticamente è molto simile alle altre chiese rurali del territorio. La struttura è provvista di due ingressi, entrambi arcuati ed affiancati da banconi in muratura, adatti per la sosta dei pellegrini; sopra l’uscio frontale si apre un minuscolo oculo circolare ed in asse, il campaniletto con al culmine una piccola croce in pietra vulcanica. Il lato sinistro è sorretto da cinque contrafforti, mentre in quello destro sono ricavate due cappelle, dedicate rispettivamente a Sant’Orsola ed alla Madonna del Divino Amore.
Notevole la statua della Trinità nel presbiterio, di legno policromo, con l’Eterno Padre che regge un crocifisso su cui è posata una colomba. Ristrutturata negli anni 70 ed arricchita con la posa di una grande pala d’altare in rame sbalzato, opera di Totorino Spanu, artigiano del luogo.
In passato la festa era celebrata il 2 maggio, mentre un’altra festività, più solenne e preceduta dalla novena, avveniva il lunedì di Pentecoste e vi si correva il palio equestre. Da qualche anno le celebrazioni sono state riprese e fanno parte delle cosidette “festas de pandela”, che si svolgono anche in altre chiesette dell’agro dorgalese. Il sabato che precede la Pentecoste, alle 18 parte la processione dalla parrocchia ed all’arrivo alla chiesetta è officiata la messa. Al termine un rinfresco, offerto dall’organizzazione che si occupa anche degli intrattenimenti musicali.
Distante 3,5 km da Dorgali, si trova sulla destra della Statale 125, poco prima del bivio per Galtellì, al km 208.VIII.
Coordinate: LAT: 40.316373061759066 LNG: 9.584762076412972

Bonu Caminu
Fu eretta nella Valle di Oddoene (non lontano dal Frumeneddu e in vista dell’erto bastione dei monti Orudè e Gutturgios) nel 1621, forse sul sito di Viniola, l’antica “mansio” romana. E’ circondata da un bel muraglione e da numerose cumbessias. L’edificio della chiesa è al centro del vasto cortile e si presenta disuguale nei lati, per la disposizione delle quattro cappelle laterali: quelle di sn sono ben separate mentre quelle di dx sono più vicine. La Chiesa e il luogo dove sorge fu costituito come lascito perenne per i sacerdoti dalla figlia del donatore. Per questa ragione la chiesa e i beni furono esclusi nel 1870 dalla confisca dei beni ecclesiastici per intervento degli eredi.
Nel 1781 sappiamo che per la manutenzione del cortile e dell’edificio di culto era disponibile una dote di 240 scudi, mentre per la festa erano assicurati 93 scudi. Intonacata da un candido colore, ha una copertura a capanna, sulla cui cuspide frontale si eleva un tozzo campaniletto con piccola campana; sopra l’ingresso rettangolare una luce circolare, unico passaggio d’illuminazione per la navata suddivisa in tre campate, alle quali si aggiunge il presbiterio. Il corpo che funge da sacrestia è addossato sulla sinistra e possiede una finestra rettangolare. Le cinque cappelle laterali, gestite in passato da famiglie di particolare devozione, sono dedicate a Sant’Anastasio, Santa Barbara, Santa Caterina da Siena, San Quirico e Santa Margherita. La statua della Vergine del Buon Cammino è in legno. Tutt’intorno si trovano le antiche cumbessias, due delle quali sono state ristrutturate, che è facile immaginare popolate di festanti che anticamente soggiornavano nel periodo delle novene. In passato la festa si celebrava l’ultima domenica di maggio e la terza domenica di ottobre; entrambe le solennità erano precedute dalla novena. Caduta nel dimenticatoio come tante altre feste campestri, è stata recentemente ripresa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Dorgali, in collaborazione con la parrocchia e con le associazioni di volontariato e fa parte delle così dette “festas de pandela”. L’ultimo sabato di maggio, nel pomeriggio, parte la processione dalla chiesa parrocchiale ed all’arrivo alla chiesetta è celebrata la messa. Seguono un rinfresco accompagnato da musiche tradizionali. La chiesa si trova a meno di 8 km da Dorgali, sulla strada che conduce alla Gola di Gorropu, a Tiscali ed Oddene. Sul percorso, a breve distanza dal paese, è possibile visitare i ruderi della chiesa di Sant’Elene
Coordinate: LAT: 40.25607998317744 LNG: 9.538156012570198

Santu Juanni
Situata sul lato settentrionale del Mte s’Ospile, ha la facciata rivolta verso il suggestivo ingresso della grotta di su Anzu (da cui usciva un fiumiciattolo di acqua purissima, oggi convogliata con condutture interrate); a due passi da essa sgorgano le omonime acque termali. Una tale ricchezza di manifestazioni ctonie non può essere sfuggita ai Sardi pre-cristiani, i quali hanno frequentato questi luoghi a scopo rituale.
La chiesa è stata recentemente intonacata e restaurata; ha contrafforti ai lati e agli angoli della facciata e del retro. L’interno appare modificato rispetto alle caratteristiche originarie, con l’eliminazione delle arcate in muratura e della volta a botte del presbiterio e forse con l’aumento dell’altezza del tetto, che comunque ha il solito solio di mattoni (di restauro), sostenuti da travi di ginepro (prima era di tavole) poggianti su capriate. La Chiesa fu terminata e consacrata il 21 agosto 1640 a spese del Reverendo Pietro Cardia di Dorgali e di Maria Andreana Sedda.
Il presbiterio accoglie la statua di S. Giovanni e una statuetta di S. Lorenzo.

Madonna de S’Ena
La chiesa de S’Ena, eretta nel ‘600, si trova a breve distanza dall’abitato, in direzione Sud-Ovest. Ha la facciata intonacata rivolta a oriente, con campaniletto a vela di mattoni, mentre i lati ed i contrafforti sono di pietra basaltica a vista. Presenta una navata a tre campate, con soffitto ligneo di travi e tavolato di ginepro.
Il pavimento all’interno è diviso in due piani: il primo più basso per i fedeli, il secondo per il clero. Sulle pareti laterali della chiesa sono appese delle formelle di cartone stampato che rappresenta la Via Crucis. Il semplice presbiterio ha tre nicchie con le statue della Madonna al centro e di S. Teresa e S. Bachisio ai lati.

Santa Caterina D’Alessandria
Santa Caterina d’Alessandria, detta la filosofa, sostenne davanti ai dottori d’Egitto la tesi sul Cristianesimo. Massimino imperatore pagano, la chiese in matrimonio, ma Caterina sentendosi sposa di Cristo e piuttosto che sottostare alla dottrina pagana, affrontò il martirio. Secondo la condanna Caterina avrebbe dovuto essere stritolata da una ruota; ma il miracolo volle che lo strumento di martirio si spezzasse prima di toccare il suo corpo. Perciò Caterina fu decapitata. Il supplizio avvenne nel 746. Santa Caterina fu eletta patrona di Dorgali nel 1600. Il titolo le fu dato, in seguito alla leggenda in cui si narra, che la santa salvò il paese da una terribile siccità, procurando una pioggia miracolosa.
La chiesa fu eretta tra il 1735 e il 1746 probabilmente da maestranze toscane, a tre navate, con pianta a croce, cappelle laterali e transetto, si presenta come una massiccia costruzione per l’avvenuta aggiunta (in epoche successive) sui due lati, di alcuni ambienti ad uso della parrocchia (catechismo e riunioni). Sulla destra svetta un semplice campanile a canna quadra (ristrutturato nel 2021). La cupola di forme arabeggianti, su base ottagonale è simile a quelle di varie chiese di Orosei, che alcuni studiosi attribuiscono ad un tardivo stile rinascimentale auctotono dell’isola. La facciata dà su un sagrato munito di modesti sedili in granito ed è intonacata di rosa (come i lati), ma movimentata da sei finti pilasti (bianchi) intervallati da tre portali. Al di sopra di quello centrale si osserva un frontone con ampio cornicione, oltre quattro colonnine ed una finestrina a semiluna poggiante su un cornicione che divide la facciata in due ordini. Bello il gioco di tetti a doppio spiovente, sia per effetto della pianta a croce molto raccolta, sia per la presenza della cupola e del campanile. Le campate della navata sono tre, con volta a botte e tre cappelle laterali per parte (anch’esse con volta a botte come il presbiterio ed i transetti), mentre le navate laterali hanno volta a vela-crociera. La struttura poggia su grossi pilastri a sezione quadrata, e tutta la chiesa è sobriamente intonacata a tinta tenuissima. Al Centro del presbiterio si vede la semplice cupola, a forma circolare con tre finestrelle sostituite con vetrate dipinte da Don Sebastiano Corrias. Inizialmente gli altari erano di pietra, come i pavimenti e i gradini che portavano allo stesso altare, all’inizio del 1800 questi vennero sostituiti con altari, gradini e pavimenti in marmo. Anche il vecchio organo con le canne dipinte è stato sostituito, ogni canna narrava in pittura, le storie e i miracoli di un santo. Il paese ha dato molto per questa chiesa: sono stati spesi molti soldi per il suo restauro.
L’altare di marmo intarsiato, occupa precedentemente, tutto il fondo della chiesa. L’affresco sul fondo dell’abside è opera del dorgalese Pietro Mele e rappresenta il martirio di Santa Caterina.
La 1^ capella a dx ospita il fonte battesimale di marmo policromo, tipico del ‘700 (nello sportello anteriore il consueto dipinto del Battesimo di Gesù, sul lato dx S. Caterina; sul sn un angelo) Nella 3^ cappella a dx, dedicata a S. Pietro, la cui statua si trova in una nicchia adornata da una conchiglia, si vede la lapide della riconsacrazione della chiesa (1986).
L’altare più interessante è quello del transetto dx: una maestosa ancona di legno dorato su fondo verde, in stile barocco “sardo” fatta costruire nel 1770 dal sacerdote Don Sagheddu (e restaurata nel 1942). Si tratta di un tipico esempio ritardatario della tradizione delle ancone lignee di ispirazione spagnola, diffuse soprattutto nel Sassarese e nel Cagliaritano. Al centro in basso vi è la statua del Sacro Cuore di Gesù, con a dx S. Isidoro e a sn S. Narciso. In alto al centro il dipinto della Incoronazione della Madonna con a dx la statua di S. Sebastiano e a sn. quella di S. Rocco.
Nel presbiterio , vi è la balaustra di marmo policromo e al centro dell’altare la nicchia con la statua settecentesca di Santa Caterina che sostiene la spada nella mano dx e nella sn la palma del martirio ed un libro. Alla base della scala presbiteriale si vedono due leoni di marmo bianco.
Nel transetto sn è la notevole ancona fatta costruire nel 1957 su modello delle ancone sarde del ‘700, come quella del transetto dx. E’ di legno dorato su fondo marroncino, al centro in basso vi è la statua dell’Immacolata, cui è dedicata la cappella, al lato dx S. Fabio e al lato sn S. Giuseppe. Nel campo superiore al centro il trittico della Sacra Famiglia, dipinto nel 600 e proveniente dall’antica ancona scomparsa, ai lati le state di S. Cipriano (sn) e S. Cornelio (dx). Nella 2^ cappella sn si vede la notevole statua lignea dorata (del ‘700) di S. Antonio da Padova.

Santa Lucia
La chiesa di Santa Lucia dà sulla piazza omonima ed è annessa al Monastero Benedettino femminile di clausura “Mater Unitatis”. Ristrutturata in parte e intonacata a nuovo presenta nel presbiterio (a dx) un grande dipinto dell’artista Dorgalese Pietro Mele raffigurante Suor Maria Gabriella Sagheddu, beatificata con solenne cerimonia a Roma, nel 1983. L’immagine mostra l’ascensione verso il cielo della Beata e Dio buon pastore col proprio gregge che simboleggia l’unità dei cristiani.
Il presbiterio accoglie la statua settecentesca di Santa Lucia. Nel monastero benedettino della chiesa di Santa Lucia sono ancora custoditi gli antichi simulacri di Santa Cecilia e di San Lamberto (Santu Lumbertu) di Liegi.
La festa della Santa si festeggia il 13 dicembre, giorno di festa particolarmente sentita è pure il martedì di Pasqua.

Madonna di Gonare o Chiesa dell’Angelo
La Chiesa dell’Angelo (Raffaele del quale c’è il simulacro con il piccolo discepolo Tobiolo o Tobia, Michele e Gabriele e l’Angelo della Guardia o Custode) e della Madonna di Bonaria (ma anche della Madonna del Natale, Nuestra Senora del Buen Ayre, spagnola, della quale c’è il simulacro e Notre Dame du Noel, francese) si affaccia su un’angusta piazzetta ed è caratteristica per le antiche scalette di un vicolo parzialmente scomparso sul retro e per i contrafforti sui lati.
L’interno è a una navata di tre campate (la cui volta antica è stata sostituita da una in muratura), più il presbiterio con una volta a botte ribassata, ed una piccola balaustra. Nella doppia nicchia dell’altare maggiore, le antiche statue della Madonna di Bonaria (però detta di Gonare, perché praticamente il culto di queste due madonne si accomuna) e dell’Angelo custode . (Cresia de S’Anzelu o di Gonare).
La festa viene chiamata dell’Angelo ed è quella degli angeli Raffaele, Michele e Gabriele il 29 di settembre. La vicina Via Bardia fino al 1800 era Via Badia perché raggiungeva l’antico monastero di Gonare collocato nell’isolato a monte di questa chiesa.

Nostra Signora D’itria
La Chiesa di Nostra Signora d’Itria, Nuestra Senora de Orito, per gli Spagnoli, rappresenta il nome dato al convento della Madonna d’Itria, da cui ancora oggi prende nome il quartiere di Gorito a Dorgali.
Edificata, probabilmente, nel ‘400 e ristrutturata nel ‘600, è stata di recente sottoposta ad alcuni nuovi importanti interventi di restauro. La chiesa è composta da un’unica navata centrale. In essa sono custoditi i simulacri di Sant’Efisio, Sant’Anna, Santu Gristos e Santo Stefano. Nell’altare maggiore, accanto alla statua della santa titolare si trova quella di S. Agostino.
La chiesa era nata inizialmente come chiesa di un convento di frati, arrivati nel quattordicesimo secolo per introdurre la cristianizzazione. Le celle dei Frati del Convento, che è stato smembrato nell’800, si trovavano nella sezione sovrastante il presbiterio della stessa chiesa, al quale si accede da una scalinata. Oggi, dopo il restauro, sono state riaperte le due uniche celle salvate dalla distruzione.

Nostra Signora di Bonaria
Si tratta di una piccola chiesa a pianta rettangolare con abside rialzato da due gradini in marmo e senza balaustra. E’ dedicata a Nostra Signora di Bonaria ed è stata ricostruita nella posizione attuale attorno agli anni 60. Precedentemente la chiesa sorgeva poco più a monte con la parete frontale rivolta verso est. Con successive riorganizzazioni urbanistiche purtroppo, è stata demolita la chiesa originale a favore della nuova, più ampia e adatta a contenere i fedeli che arrivavano anche durante l’estate, quando il paese si popolava maggiormente. Attualmente la chiesa è molto attiva nel sociale sia d’inverno che in estate organizzando manifestazioni e raccolte fondi destinati ad opere solidali.
Edificata, probabilmente, nel ‘400 e ristrutturata nel ‘600, è stata di recente sottoposta ad alcuni nuovi importanti interventi di restauro. La chiesa è composta da un’unica navata centrale. In essa sono custoditi i simulacri di Sant’Efisio, Sant’Anna, Santu Gristos e Santo Stefano. Nell’altare maggiore, accanto alla statua della santa titolare si trova quella di S. Agostino.
La chiesa era nata inizialmente come chiesa di un convento di frati, arrivati nel quattordicesimo secolo per introdurre la cristianizzazione. Le celle dei Frati del Convento, che è stato smembrato nell’800, si trovavano nella sezione sovrastante il presbiterio della stessa chiesa, al quale si accede da una scalinata. Oggi, dopo il restauro, sono state riaperte le due uniche celle salvate dalla distruzione.

Nostra Signora del Carmelo
La chiesa è posta sul colle omonimo che domina Dorgali ed è dedicata alla Madonna del Carmelo, di cui si celebra la festa il 16 luglio. E’ una chiesa sorta per un voto, in seguito alla liberazione da invasione o pestilenza. E’ stata restaurata nel 1974, con contributi popolari. E’ un luogo di culto limitato, circondato da un giardino con bella vista.
La chiesa a pianta rettangolare ha una navata di tre campate con volta di travi e tavole di ginepro, sull’altare principale è posta la statua in terracotta, della Madonna del Carmelo, sulla quale sono stati fatti interventi di restauro. E’ stato inoltre costruito un secondo altare, davanti all’originale di tipo moderno e tale che il celebrante sia sempre rivolto verso i fedeli. Appena si varca l’ingresso sulla destra, vi è la cappella dedicata a San Francesco, con la statua del santo in terracotta, anch’essa restaurata. Dall’interno si può notare che, guardando dall’altare verso l’ingresso si può godere di una splendida vista sul paese. Le funzioni religiose si tengono soltanto in occasione delle feste, a cui partecipa un numero non rilevante di persone.

Madonna delle Grazie o Vergine Assunta
La storia della Chiesa della Madonna delle Grazie o della Vergine Assunta a Dorgali è legata all’ordine religioso dei Templari.
Probabilmente la presenza dei templari nel territorio era connessa al traffico dell’argento delle miniere di Lula, ed anche la tradizione orafa dorgalese è nata con gli argentieri nel periodo medioevale. La chiesa è stata, poi, ampliata in periodo aragonese sull’edificio preesistente, tanto che sui muri a nord e a sud dell’edificio si nota l’antica posizione delle porte e delle scale degli edifici medioevali, oggi murate.
La Chiesa fu eretta del ‘600 da Diego Mula e dalle offerte dei fedeli. La facciata si presenta finemente intonacata, mentre nei lati affiorano le pietre scure di basalto. L’interno è ad una navata di tre campate con volta restaurata di travi lignee e mattoni, più il presbiterio con volta a botte, ribassata rispetto alla navata: qui si vede un bel catafalco con l’antica statua dell’Assunta, in sontuose candide vesti. A sinistra vi è l’altare della Madonna delle Grazie, con voltina a botte, affrescata nel tipico stile popolaresco del ‘900, con riquadri e motivi floreali. Nella nicchia a destra c’è la statua di Sant’Elena (Sant’Elene Reina), a sinistra quella di San Pasquale (Santu Pascale). La statua della Madonna delle Grazie è di legno, con le vesti drappeggiate, dipinte di blu e rosso: sia il Gesù che la Madonna hanno una grande corona sulla testa.
A questa chiesa è dedicata la festa più importante del paese: la festa di Ferragosto, il 15 di agosto, proprio il giorno in cui si ricorda la Madonna Assunta in cielo.

San Lussorio
La chiesa eretta nel ‘600, si trova in uno slargo abbastanza inclinato. A pianta rettangolare con contrafforti, presenta una sola navata di tre campate con volta a travi che “fingono” di sostenere il moderno solaio in muratura che ha sostituito l’antico tavolato. Il presbiterio, sopraelevato rispetto al pavimento, presenta la volta a botte.

Sant’Antonio Abate
La chiesa di Sant’Antonio, risalente al ‘600, si apre su un’angusta piazza dove di solito si allestisce il tradizionale fuoco in occasione (vespro, 16 gennaio) della festa del Santo. A pianta rettangolare, intonacata di bianco, ha sui lati esterni alcuni contrafforti in corrispondenza delle arcate dell’interno, che dividono l’unica navata in quattro campate, con volta di antiche travi e tavolato di ginepro. Nella nicchia centrale del semplice presbiterio ci sono le statue di Sant’Antonio Abate e della Madonna Immacolata

SANTA MARIA MADDALENA
Costruita nel ‘600 a pianta rettangolare è sostenuta sul lato sn. da quattro contrafforti. La navata di tre campate ha la volta restaurata in muratura, come quella della Madonna di Gonare. Il presbiterio ha la volta ripassata ed un bell’altarino settecentesco di stucco e muratura, strutturato proprio come un altare ligneo, con due ordini di colonnine tortili, 4 in basso e 2 in alto (queste ultime riquadrano la nicchia con la piccola statua di S. Lucifero), e con cornicione ornato da motivi floreali e da due grandi angioletti (sempre di stucco) seduti, che suonano la tromba. Al centro, la statua della santa titolare, settecentesca e lignea, come le due che stanno ai lati
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